cut-up

CUT-UP • 42. un racconto di Sara

{Il racconto seguente è stato composto nel corso dell’evento ‘Letteratura? Diamoci un taglio!’ tenutosi il 23 aprile al Flying circus di Bari. Sara doveva utilizzare le tre ‘righe 42’ evidenziate nel testo}

rossetto 

Aspettavo che qualcuno volesse scoparmi ma non succedeva.
Così per ben 2 anni. Nulla. Nada. Da ragnatela.
E giù di paranoie nelle infinite chiacchierate con Albertine, mia amica da sempre e confidente di tutti i miei pensieri.
Si presentò l’ennesima serata perfetta per “stampare”.
La chiamai e iniziai il rito per prepararmi.
Piastra, rossetto, camicetta, mini raso culo, gilet e tacchi alti.
Albertine fece dapprima un leggero cenno di diniego.
Bocciava tutto. Non mi appoggiava per nulla e la mia tenacia era direttamente proporzionale ai suoi cazziatoni, lievi ma sempre presenti.
Lei proprio non riusciva a capire come fossi finita in questo gioco. Una tela da cui non riuscivo ad uscire da ben 2 anni.
Cristo, da 2 anni continuavo a perdere, con quello. Lui. Il tipo con cui mi tiravo le storie.
Io e la mia sciocca e irresistibile propensione a scommettere.
Adoravo l’adrenalina da scommessa. Sono ed ero una competitiva doc.
E così anche quella sera la scena fu la stessa.
Dopo frenetici balli, svariati cicchetti, risate sguaiate e ammiccamenti vari mi ritrovai come sempre al bancone, a sbiascicare ed ad assillare il barman di turno.
In vortice di frivola e spontanea sincerità, gli raccontai tutto. Della storia di sesso con quello, delle scommesse, dei due anni di buio, della maledizione.
Dopo poco il locale chiuse.
Mi svegliai a mezzogiorno, mal di testa e sete ma con uno strano senso di appagamento. Di leggerezza. Di felicità. Di gioia. La gioia della vittoria.
Quella mattina avevo vinto, non sarebbe più successo che scommettevo con lui, e l’unica prova che ci fosse erano gli orrendi slip del barman alla porta del mio cesso.
Ero io la vincitrice e per fortuna il barman era svanito prima del mio risveglio.

Qui trovate le citazioni da cui sono tratte le righe 42.

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CUT-UP • Vendetta. Un racconto di Orsetta

{Il racconto seguente è stato composto nel corso dell’evento ‘Letteratura? Diamoci un taglio!’ tenutosi il 23 aprile al Flying circus di Bari. Orsetta doveva utilizzare le tre ‘righe 42’ evidenziate nel testo}

stellettaAveva fatto un buon lavoro, quell’aggeggio nuovo nuovo, eh sì, gli aveva graffiato di nascosto uno sci con uno di quegli affarini acuminati che non capivo bene neanche a cosa servissero. (Questi qui, per intenderci).

M’immaginavo già la scena, già vedevo l’espressione che i muscoli della sua faccia abbronzata – quella di lui – avrebbero a stento trattenuto alla vista della vernice blu cobalto scrostata dalla superficie luccicante. Avrebbe detto che del resto tutte le vite si equivalgono e che la mia, (piccola serpe lentigginosa, mi avrebbe chiamata), poteva essere estirpata senza che nessuno ne sentisse la mancanza. Poi, abbandonando il contegno che conviene al suo ceto, avrebbe preso a urlare, lui, e a invocare l’apocalisse: «Il supplizio scenderà su tutto e dappertutto; allora infine trionferà la musica dozzinale che hai scelto per il tuo funerale – avrebbe gridato – e brucerai all’inferno per l’eternità».

Tutto questo perché quell’idiota non ha voluto sposarmi.

 

Qui trovate le citazioni da cui sono tratte le righe 42.

CUT-UP • Piccoli piaceri. Un racconto di Lotte

{Il racconto seguente è stato composto nel corso dell’evento ‘Letteratura? Diamoci un taglio!’ tenutosi il 23 aprile al Flying circus di Bari. Lotte doveva utilizzare le tre ‘righe 42’ evidenziate nel testo}

sigaretta per Piccoli piaceriSono al punto in cui la violenta gelosia che si era temuta, fra la sorella e la futura cognata non è affatto esplosa. Alla trentunesima puntata, insomma, tutto l’impianto drammatico si risolve miseramente senza lotte nel fango, senza omicidi. Questa insulsa serie rosa non virerà verso lo splatter, non ci sono speranze. Ci vorrebbe una sigaretta, solo per sopportare la melensaggine. Anche senza melensaggine, comunque, ci vorrebbe una sigaretta. A casa non si può stare senza fumare.

In genere mi diverte parecchio saltare le file, e preferisco non arrivare tardi, ma Gin Fizz ha fatto promettere di non farle fare figure di merda e di evitare che la gente ci urli contro, quindi sto qui da un’ora ad aspettare di entrare, senza fumare, e sfido chiunque a riuscirci. Anche Gin Fizz ha chiuso con le sigarette, ed è di quei tipi che quando smettono di fumare non fanno che dirti quanto si sentano meglio e quanto il loro fiato duri di più, e che potrebbero fare jogging per un’ora – ma quando cazzo mai hai pensato di farlo, Gin Fizz, jogging?

Al Tunnel ci sono anche Carla e Davide, che – indovinate un po’? – hanno smesso di fumare per vedere chi dei due ha più forza di volontà.

Andiamo a sederci nel giardino poco prima che inizi la proiezione. Spente le luci, uno spettacolo da planetario di braci di sigaretta pulsa nella notte.

 

Qui trovate le citazioni da cui sono tratte le righe 42.

CUT-UP • Non vale solo Rocco. Un racconto di Ingravallo infooggi

{Il racconto seguente è stato composto nel corso dell’evento ‘Letteratura? Diamoci un taglio!’ tenutosi il 23 aprile al Flying circus di Bari. Ingravallo infooggi doveva utilizzare le tre ‘righe 42’ evidenziate nel testo}

femme fatale per racconto Non vale solo ROccoAvevo una disinvoltura, come donna, in fatto di uomini, che avevo intercettato già all’età di 13 anni. Li pescavo da qualunque situazione (scuola, Azione Cattolica – che ahimé, sì, ho frequentato per imposizione dell’hitleriana mater familias) e sapevo, dentro me, che mi sarebbe bastata una risata ammiccante, qualche battuta di troppo, un falso pudore con scollature accennate (che in realtà facevano capire tutto delle mie forme) che chiunque avessi scelto, avrebbe scelto me. Per una donna, da quell’età in poi, avere in mano gli uomini significa avere in mano il mondo.

Un potere, questo, che ti fa arrivare dovunque, anche professionalmente, se sai come usarlo. E, in amore, vincere sempre ti tranquillizza, hai la consapevolezza di essere forte, di poter competere senza poi tanta inquietudine. Ad ogni modo, non so perché sono così tesa, ma fatto sta che, adesso, non è proprio così. A quasi 38 anni si sono rivelate in me tutte le insicurezze che quell’adolescente di 13 anni proprio non contemplava.

A fine agosto 2001, il destino ha picchiato duro, pur facendo finta di assecondarmi: mi sono presentata come stagista in una Redazione di un noto giornale del Nord, dopo aver conseguito a pieni voti la Laurea in Scienze della Comunicazione.

Lui era il più brutto ed impresentabile uomo mai visto nella mia vita. Ma anche colui per il quale la mia vita prese un’impennata imprevista, insospettata. Occhi storti, camminata scoordinata, altezza da mezzo pivot sbilenco e sguardo sempre puntato sul “chissà dove”. Con mia somma sorpresa scoprii, dopo il terzo mese di lavoro al suo fianco, che era sposato, anzi, già sposato due volte. E non solo: padre di due figli. Uno di primo letto, l’altra di secondo. E non solo: la moglie attuale era bellissima. Scattò in me l’impellente curiosità: che tra le ellissi disegnate dal suo improbabile sguardo guercio vi fossero iperboli di passione inenarrabili? Volli scoprirne subito – ovviamente – tutte le formule matematiche. Ci riuscii, naturalmente. L’ho scoperto, non l’avessi mai fatto! Mi ha segnata per la vita intera. Nessuno bravo come lui. Neppure il grande “Rocco”. Me lo dicevo, lo sapevo, lo sentivo che sarebbe arrivato prima o poi “L’arcangelo dell’acqua, quello che spegnerà l’incendio definitivo, quello che avrebbe paralizzato ogni evoluzione della mia vita” (mi dicevo). E quindi, adesso, ho 38 anni, nessun progetto di matrimonio, sono single per sfiga, appagata solo ad ore – e di nascosto – ed una certezza: la ruota gira per davvero. Se ti è girata bene prima, sta’ sicura che non accadrà più. WHAT THE FUCK!

 

Qui trovate le citazioni da cui sono tratte le righe 42.

CUT-UP • Il bugiardo. Un racconto di Valentina

{Il racconto seguente è stato composto nel corso dell’evento ‘Letteratura? Diamoci un taglio!’ tenutosi il 23 aprile al Flying circus di Bari. Valentina doveva utilizzare le tre ‘righe 42’ evidenziate nel testo}

zazie per racconto il bugiardoNella vita sa far bene solo una cosa, a quanto pare: mentire con calcolata disinvoltura per apparire il più convincente possibile. Gli basta apparire contrito, solo vagamente rammaricato se la questione non richiede di più, appena pensieroso o preoccupato se sente su di sé gli sguardi degli altri. Come non credere a sentimenti esibiti con tanto spontaneo trasporto?
Rifletteva su questo, Giulia, nel chiedersi stupita come avesse potuto credergli ancora una volta. Eppure lo conosceva da anni, avrebbe dovuto decifrare l’alito menzognero delle sue parole; mai che si fosse scusato, intendiamoci. Il solo pronunciare parole di quel tipo lo avrebbe sospinto un po’ troppo oltre lo steccato dell’ammissione e certamente non era ciò che voleva nella pantomima inscenata quella mattina; era sufficiente far credere che gli dispiacesse e lasciarle l’errore di riempire le caselle bianche dei sottintesi. Poteva sempre dire che era stata lei a capire male.
Da piccola credeva ingenuamente in una specie di ordine finale, quella che in molti chiamavano bilancia della giustizia. Hanno forse riflettuto gli sciagurati malcapitati di quella categoria di “prestatori d’opera” sull’idiozia di una simile convinzione? Autoconsolatoria alla pari della Fede, non c’era alcun dubbio. La sua nave della pacificazione non esisteva se non nella sua testolina di bimba giudiziosa e nessuna storia incompiuta, irrisolta o finita male avrebbe trovato su di essa la propria, tardiva soluzione. Nessuno sarebbe salito a bordo di quel vascello romantico per reincontrare l’amico smarrito, l’amore mancato o soltanto sfiorato negli incroci casuali della vita, perché quel vascello, semplicemente, non c’era. Si giocava un solo tempo, senza minuti supplementari e tutto quel che non si riusciva a fare (per mancanza di tempo, capacità o forza) restava così, fra le cose irrisolte.
«Di quelli punto buffi,» disse Zazie, «me ne sbatto». Aveva centrato perfettamente la questione, come solo lei e il suo cinismo riuscivano a fare: non lo si poteva certamente giustificare per l’eco leggera lasciata dalle sue battute. Era simpatico, ma pur sempre un bugiardo.

Qui trovate le citazioni da cui sono tratte le righe 42.

CUT-UP • In fuga. Un racconto di Silvana

{Il racconto seguente è stato composto nel corso dell’evento ‘Letteratura? Diamoci un taglio!’ tenutosi il 23 aprile al Flying circus di Bari. Silvana doveva utilizzare le tre ‘righe 42’ evidenziate nel testo}

a Gabriel García Márquez

gelato per racconto In fugaHai paura? Dici… dici che ti stanno cercando? Tu? Tu non sarai assassinato; se vieni assassinato, vuol dire che non hai mai trovato il giusto compromesso tra quello che sei e quello che fai. Sai, la cosiddetta Virtus in questo ambiente di squali. È vero, tu sei alquanto schivo e questo fa paura. A loro però. D’altra parte tutto ciò che non si comprende fa un po’ paura. 
Loro sono solo degli svitati che hanno visto in te un soggetto diverso e pericoloso, hanno cercato di fermarti in qualche modo, di accattivarsi il tuo consenso, come se da te dipendesse la vittoria di una parte o dell’altra. Ma tu sei stato in gamba, non hai ceduto e adesso quelli ti danno la caccia; ma non vogliono ucciderti, no. 
Vecchio, ascolta me: avresti potuto abbatterti, soccombere. Invece no, sei ancora qui che fremi per vivere… vivere sì! Sei passato dalla compresenza indubbia di amici, moglie e lavoro all’assenza… ehm l’Essenza assoluta, che sei tu Cristo! Tu e il tuo gatto: che vuoi di più? Ora se vuoi puoi ricominciare, qui o da un’altra parte.
 Lo so, in questa città fantasma hai conosciuto lei, che ti comprese al volo e in pochi mesi si fidò di te e ti sposò. Non si può andare dalla compagnia alla mancanza di calore umano. Ma ora lasciati andare all’avventura e, fidati, rinascerai. Dove?…Be’ anche se ti suggerivo di restare poco fa, ho cambiato idea. Lo sai, in questa città di merda devi essere stato a una scuola famosa. Ma a te infondo non è servito che a farti incontrare quei figli di papà e quel mondo che ti è sempre stato ostile. 
No, non ti ammazzeranno. Se mi ascolti potresti dar loro una bella lezione e magari mandargli una cartolina ogni tanto da qualche bel posto in Europa e in Asia.
 Singapore! Trasferisciti a Singapore: sempre caldo, a quaranta minuti da Bali. Ti apri una gelateria. Ci sono sette milioni di abitanti in quella città e sai quanti fanno il gelato? Sette o otto pazzi come te che stanno andando alla grande! Sì, ahahahah, ma perché non ci hai pensato prima. Gelato, sole e libertà. E soprattutto nessuno che cerca di ucciderti. 
Non sarai assassinato. Se parti ora, forse non ti troveranno. Hai paura?

Qui trovate le citazioni da cui sono tratte le righe 42.

Ecco le righe 42 utilizzate nel cut-up

locandina cut-upCome vi abbiamo annunciato qui, il 23 aprile riga quarantadue ha organizzato un cut-up a Bari.
Ecco le righe 42 che sono state utilizzate nei racconti scritti dai partecipanti: li pubblicheremo nei prossimi giorni.

 

Titolo // In fuga. Un racconto di Silvana

righe 42 //

non sarai assassinato; se vieni assassinato, vuol dire che non

-sò. Non si può andare dalla compagnia alla mancanza di

questa città di merda devi essere stato a una scuola famosa.

Citazioni //

La tua casa è il posto in cui, se ci arrivi, non sarai assassinato; se vieni assassinato, vuol dire che non è la tua casa. {Bernard Malamud, Gli inquilini, trad. di A. Hemon, minimum fax, cap. ii, riga 42}

Non si può tornare indietro, pensò. Non si può andare dalla compagnia alla mancanza di compagnia. {Philip K. Dick, Blade runner, trad. di R. Duranti, Fanucci, cap. xviii, riga 42}

«Beh, lo sanno tutti che per trovare un lavoro decente in questa città di merda devi essere stato a una scuola famosa. […]»{Irvine Welsh, Trainspotting, trad. di G. Zeuli, Guanda, Trip di lavoro, riga 42}

 

Titolo // Il bugiardo. Un racconto di Valentina

righe 42 //

Nella vita vera sa far bene solo una cosa, a quanto pare:

bilancia della giustizia. Hanno forse riflettuto gli sciagura-

«Di quelli punto buffi,» disse Zazie, «me ne sbatto».

Citazioni //

Nella vita vera sa far bene solo una cosa, a quanto pare: essere infelice. In materia di infelicità è ancora il primo della classe. {J. M. Coetzee, Gioventù, trad. di F. Cavagnoli, Einaudi, cap. viii, riga 42}

Forse, una simile lettura potrebbe rendere la mano meno leggera, quando si dovrà nuovamente gettare una testa pensante, la testa d’un uomo, su quella che essi chiamano la bilancia della giustizia. Hanno forse riflettuto gli sciagurati, alla lenta sequela di torture racchiusa nella formula spiccia d’una condanna a morte? {Victor Hugo, L’ultimo giorno di un condannato a morte, Mondadori, cap. vi, riga 42}

«Di quelli punto buffi, » disse Zazie, «me ne sbatto». {Raymond Quenau, Zazie nel metro, trad. di F. Fortini, Einaudi, cap. xii, riga 42}

 

Titolo // Non vale solo Rocco. Un racconto di Ingravallo infooggi

righe 42 //

Ad ogni modo, non so perché sono così tesa, ma fatto sta che

A fine agosto 2001, il destino ha picchiato duro, pur facendo finta

arcangelo dell’acqua, quello che spegnerà l’incendio definitivo, quello che

Citazioni //

Ad ogni modo, non so perché sono così tesa, ma fatto sta che gli rovescio il bicchiere dell’acqua. {Raymond Carver, Grasso, in Vuoi star zitta, per favore?, trad. di R. Duranti, minimum fax, riga 42}

Da febbraio a ora, fine agosto 2001, il destino ha picchiato duro, pur facendo finta di scherzare. {Walter Siti, Troppi paradisi, Einaudi, cap. IV, riga 42}

Lascio scendere l’acqua, come fossi l’arcangelo dell’acqua, quello che spegnerà l’incendio definitivo, quello che trasfigurerà tutto questo mondo. {Emanuele Tonon, Il nemico, Isbn, Il nemico, riga 42}

 

Titolo // Piccoli piaceri. Un racconto di Lotte

righe 42 //

violenta gelosia che si era temuta, fra la sorella e la futura cognata

-tare le file, e preferisco non arrivare tardi, ma Gin Fizz ha fatto

Spente le luci, uno spettacolo da planetario di braci di sigaretta pul-

Citazioni //

Conoscendo l’intensità dei sentimenti di Tabitha, la famiglia era caduta in preda ad una qualche ansietà allorché Godfrey aveva annunciato il suo fidanzamento, nell’estate del 1940: invece della violenta gelosia che si era temuta, fra la sorella e la futura cognata si era subito instaurato un caldo e rispettoso rapporto di amicizia, e il matrimonio fra Godfrey Winshaw e Mildred, nata Ashby, fu celebrato con successo nel dicembre di quello stesso anno. {Jonathan Coe, La famiglia Winshaw, trad. di A. Rollo, Feltrinelli, riga 42}

A me piace battere tutti sul tempo ed evitare le file, e preferisco non arrivare tardi, ma Gin Fizz mi ha fatto un pompino sul momento, nel momento in cui lei, Big e Mister Wonderful sono venuti a prendermi col loro furgone da lattaio di seconda mano alla mia nuova casa di Altadena, e sulla Statale 210 ho avuto un orgasmo ed è stato molto bello, perciò grazie a Gin Fizz non mi ha dato più fastidio fare tardi nell’arrivare o pagare i biglietti, che erano molto costosi, anche per vedere un negro. {David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani, trad. di M. Testa, minimum fax, riga 42}

Spente le luci, uno spettacolo da planetario di braci di sigaretta pulsava nelle gallerie sopra di noi e tutt’intorno, stelle cadenti cariche di rimprovero. {Jonathan Lethem, La Fortezza della Solitudine, trad. di G. Pannofino, il Saggiatore, parte iii, cap. xv, riga 42}

 

Titolo// Vendetta. Un racconto di Orsetta

righe 42 //

nuovo nuovo, eh sì, gli aveva graffiato di nascosto uno sci con

resto tutte le vite si equivalgono e che la mia

zio scenderà su tutto e dappertutto; allora infine trionferà la musi

Citazioni //

Vabbè, qualcosa in vita sua glil’aveva rovinata, ai Dalmeyer, gli aveva ficcato un chiodo bestiale nel pallone di volley nuovo nuovo, eh sì, gli aveva graffiato di nascosto uno sci con un chiodo, eh già, gli aveva sbregato la zampa di Rudy con la pala, ma mica l’aveva fatto apposta, l’aveva scaraventata sulle rose e quell’imbecille di cane s’era buttato in mezzo. {George Saunders, La fine dei Firpo nel mondo, in Pastoralia, trad. di C. Mennella, minimum fax, riga 42}

Ho risposto che non si cambia mai di vita, che del resto tutte le vite si equivalgono e che la mia,così com’era, non mi dispiaceva affatto. {Albert Camus,Lo straniero, trad. di A. Zevi, Bompiani, cap. v, riga 42}

Penso a quando il grande silenzio scenderà su tutto e dappertutto; allora infine trionferà la musica. {Henry Miller, Tropico del Cancro, trad. di L. Bianciardi, La Biblioteca di Repubblica, riga 42}

 

Titolo // 42. Un racconto di Sara

righe 42 //

Aspettavo che qualcuno volesse scoparmi ma non succedeva

Albertine fece dapprima un leggero cenno di diniego

che scommettevo con lui, e l’unica prova che ci fosse

Citazioni //

Facevamo sempre delle scommesse, io e il Decano, perché non c’era proprio altro da fare, e anche perché l’unica prova che io ci fossi era il fatto che scommettevo con lui, e l’unica prova che ci fosse lui era il fatto che scommetteva con me. {Italo Calvino, Le cosmicomiche, Mondadori, Quanto scommettiamo, riga 42}

Tutti i giorni mi aspettavo che qualcuno volesse scoparmi, ma non succedeva mai. {Charles Bukowski, Post office, Tea, cap. I, riga 42}

Albertine fece dapprima un leggero cenno di diniego con la mano, che egli prese e trattenne nelle sue, Fridolin guardò la moglie con un’espressione allo stesso tempo di domanda e preghiera, poi lei annuì ed egli cominciò a raccontare. {Arthur Schnitzler, Doppio sogno, trad. di G. Farese, La biblioteca di Repubblica, cap. VII, riga 42}